ATTENZIONE!

Questo blog è soltanto il backup del mio vecchio blog che avevo su Splinder.

Il mio nuovo blog su cui scrivo (e disegno) ora è

http://brunez.blogspot.com

mercoledì 18 novembre 2009

L'invincibile ninja

Enter the ninjaAvventura, azione
Stati Uniti
1981

di Menahem Golan

Recensisco qui per la prima volta un ninja-movie non riconducibile alla tradizione hongkonghese di Godfrey Ho e Joseph Lai, bensì a quella americana inaugurata proprio con questo film dalla coppia di produttori israeliani Golan e Globus (una delucidazione su tutto questo la trovate qui). Comunque ho potuto vedere che anche gli "americani" non scherzano in quanto ad assurdità quandi si tratta di ninja, e il tutto lo si evince già solo dalla trama del film in questione, sulla quale mi dilungherò proprio per questo (occhio che spoilero alla grande):
Vediamo un ninja completamente bianco braccato da dei ninja vestiti di rosso capitanati da un ninja vestito di nero, quest'ultimo l'unico con un costume sensato, dato che quelli rossi e bianco non so dove si possano mimetizzare vestiti così: in una lago di sangue o in mezzo alla neve? (per la cronaca, i ninja tradizionalmente si vestivano di nero per essere invisibili nella notte e cose del genere); comunque quello bianco li mette tutti fuori combattimento, arriva a una costruzione giapponese, taglia la testa al vecchio maestro ninja in piedi lì davanti ed entra. A questo punto scopriamo che era tutta una simulazione, con il vecchio maestro ninja che entra con la sua testa finta e mozzata sottobraccio, e che nomina il tizio vestito di bianco (interpretato da Franco Nero) ninja a tutti gli effetti, di fronte a tutta la combriccola di ninja stragliuzzati in precedenza. Alla festicciola in onore del neoninja brindano tutti tranne il ninja nero, che s'incacchia perché secondo lui uno che non è un giapponese non può essere un ninja (nel qual caso s'è svegliato un po' tardi, secondo me); comunque il tutto finisce lì perché Franco Nero se ne va nelle filippine a trovare un ex commilitone che dirige una piantagione  (in realtà passa le giornate a ubriacarsi) insieme a una moglie che concede allegramente all'amico per una notte (sapete, si divide tutto fra commilitoni...). Comunque devono affrontare un prepotente locale che fa lavorare i suoi impiegati intorno a una piscina coperta (!) sul cucuzzolo di un grattacielo (!!) dove delle ragazze fanno nuoto sincronizzato (!!!), circondato da sgherri tutti in abito bianco e con il capo dei quali che è un omuncolo grassottello che ha un uncino al posto di una mano. Ovviamente Franco Nero li sistema sempre tutti quanti finché il prepotente non ingaggia proprio il ninja nero a cui sta sui coglioni, e va a finire come sempre: a Franco Nero uccidono l'amico, rapiscono la donna e lui ammazza tutti (ridicola la morte del prepotente di turno, che si accascia al suolo allargando le mani in una posa del tipo "che vuoi che ti dica?"), e alla fine se ne va lasciando la donna col consueto "un giorno tornerò" (aspetta e spera).
Perciò: non siamo proprio ai deliri del tipo allungare un film con spezzoni di altri film che non c'entrano una cippa, però per il resto neanche qui manca il gusto per lo stravagante e l'assurdo, specialmente per il fatto che a parte i il quarto d'ora iniziale e quello finale non si vede niente di ninjoso per tutto il resto del film. Perciò non mi sento di dire che questo film di ninja siano meglio di quelli orientali... sono solo diversamente strambi. Ma spassosi nella stessa misura, per la loro assurdità, perciò consiglio questo film, soprattutto ai nostalgici degli anni '80 dove la mania dei ninja era arrivata a livelli tali da far diventar ninja anche le tartarughe.

martedì 10 novembre 2009

Brüno

BrünoComico
Stati Uniti
2009

di Larry Charles

Alcuni di voi sapranno che mi piacciono tantissimo Sacha Baron Cohen e i suoi tre classici personaggi, ovvero Ali G, Borat e Brüno. I primi due hanno già avuto una trasposizione cinematografica, e ora è toccato anche al terzo. Quello che è successo dev'essere stato più o meno questo: dopo il successo di Borat, la Üniversal (sì, in questo caso con i due puntini sulla U) ha detto al regista Larry Charles e a Sacha Baron Cohen di fare un film simile ma con Brüno, e così hanno fatto. Squadra vincente non si cambia, e nemmeno la formula del finto documentario e più o meno tutto il resto. In effetti la sensazione che si ha è quella di vedere un film-clone di Borat, dato che anche nella costruzione della trama e degli sketch ben poco è cambiato da un film all'altro, e perciò sono in parte legittime le critiche di chi afferma che il film è poco originale soprattutto rispetto al suo predecessore di qualche anno fa; ma penso che quel che è venuto fuori sia esattamente quello che la casa di produzione voleva, e così pure per i bravi Charles e Cohen che sicuramente se la sono spassata con questa ultima possibilità di divertirsi, dato che sicuramente, per la visibilità ottenuta ormai a livello mondiale dallo stesso Cohen, non potranno più combinare di sti scherzi. Comunque, per chi non sapesse di che si tratta: Brüno è un reporter di moda austriaco gay che conduce Funkyzeit mit Brüno, il programma di moda più celebre in tutti i paesi di lingua tedesca, a parte la Germania; un giorno però durante una sfilata di moda a Milano si presenta con un vestito di velcro e, dopo quello che potete immaginare possa essere successo, finisce per sbaglio in passerella e lì fra i fischi di tutti finisce la sua carriera: viene licenziato dall'emittente per cui lavora, lasciato dal suo boyfriend pigmeo e anche dal suo assistente, ma non dall'assistente del suo assistente che continuerà a sostenerlo perché segretamente lo ama. A questo punto Brüno decide di emigrare negli Stati Uniti dove vuole diventare la più grande star austriaca inernazionale dopo Hiltler, e così inizia a tentare di fare tutto quello che fanno le star: avere un programma in tv, diventare attore, andare a letto con un politico, adottare bambini africani, fare da sponsor per una buona causa e così via; a un certo punto decide anche di diventare eterosessuale frequentando un prete "convertitore di omosessuali" e facendo cose da "veri uomini" come andare a caccia o entrare nella guardia nazionale, senza troppo successo, ma anche in questo caso per il nostro ci sarà un lieto fine. Ora non sto qua a raccontarvi tutti gli sketch (anche se qui si nota un po' di più che in Borat chi sono i complici e chi le inconsapevoli vittime), ma ancora una volta Sacha Baron Cohen mette a nudo e prende in giro l'idiozia e le contraddizioni degli americani ma più in generale di tutti gli occidentali: Brüno è un personaggio estremo e fuori di testa ma mostra come invece i veri fuori di testa in realtà siano le persone all'apparenza più normali, o che almeno come tali si vogliono far ipocritamente passare, fra patriottici americani, grotteschi difensori dell'etero-pride più machista, scambisti etero, per non parlare dell'idiozia del mondo dello spettacolo e quello che la gente è disposta a fare pur di entrarci (esemplare l'audizione per fare un servizio fotografico con dei bambini). Il tutto in un film che è puro divertimento ai limiti del trash, ovviamente volontario. Molto appropriata la colonna sonora a base di eurodance (più di uno i brani del tedesco Scooter) e una canzone cantata da Brüno con altri cantanti famosi, mentre il doppiaggio italiano... insomma fatto a una qualche maniera, con Pino Insegno che torna a doppiare nonostante forse non sia la voce più adatta (guardatevi su YouTube qualche puntata del Da Ali G Show americano dove c'è Brüno per capire).

Perciò per quel che mi riguarda il film è pienamente promosso, mi sono divertito tantissimo a guardarlo; ora sono curioso di vedere che strade prenderà Sacha Baron Cohen, ma di certo ci riserverà buone sorprese.

martedì 20 ottobre 2009

Botte di Natale

Western
Italia
1994

di Terence Hill

Bene gente, mettetevi comodi che ora affrontiamo un film di quelli che mi mettono in seria difficoltà, anche se forse senza molto motivo. Capirete tutto qui di seguito, dopo una piccola introduzione sul film: siamo nel far west, e una vecchia ma arzilla madre vorrebbe rivedere i suoi due figli, un corpulento cacciatore di taglie (Moses) e un lesto pistolero (Travis), riuniti per Natale, ma mentre il secondo è d'accordo il primo è restìo a reincontrare la madre per un torto subito quando, prima di metter su famiglia e abbandonare la vita da fuorilegge, aveva rubato dei cavalli e sua madre li aveva liberati. Così Travis trascina il fratello al cenone di Natale ingannandolo, usando come pretesto la cattura di un noto fuorilegge locale. Le premesse non sono male, e infatti la prima parte del film è a mio giudizio abbastanza godibile, con questi due fratelli che si mettono in viaggio per catturare il bandito; solo che poi inizi a vedere che in realtà gironzolano sempre negli stessi due-tre posti, e così l'inseguimento che lo spettatore si aspettava di vedere si trasforma in un salterellare da una location all'altra del film (il villaggio western, la casa della veterinaria e poco altro); poi oltre a questo il film presto degenera per tutta la seconda parte, dato che diventa un pastrugno di eventi che si susseguono non dico senza alcun senso ma con pretesti abbastanza da poco che tirano avanti il film fino al finale, in cui la lunga scazzottata non basta a risollevare del tutto le sorti della pellicola che inevitabilmente lascerà un po' di perplessità allo spettatore di bocca buona e farà urlare alla schifezza quello - vuoi anche immotivatamente - esigente. Dico immotivatamente perché aspettarsi qualcosa tipo Il mio nome è Nessuno da questo film è una pretesa assurda, ma è anche evidente che non è stato fatto abbastanza. E penso che siano anche abbastanza evidenti i punti deboli di questo film (oltre ai già succitati problemi di sceneggiatura col trama):


  • intanto si è voluto ambientarle il film in un west che non tiene minimamente conto del contesto in cui i precedenti film della coppia riconducibili a questo genere (Trinità & co.) erano ambientati, ovvero la fine dello spaghetti-western classico (oramai inflazionato e finito nell'involontariamente comico fra inutile ultraviolenza e ripetitive battutacce mortuarie) e l'inizio del comic western; è evidente invece come il film sembri quasi un continuo della serie Lucky Luke con la sola aggiunta di Bud Spencer al cast, dato che parecchi attori sono stati recuperati da lì e anche la location del Bonanza Creek Ranch. Quindi già Lucky Luke presentava un tipo di comicità e delle situazioni diverse dai vecchi western della coppia (se mi è concesso, meno italiane e più vicine a un gusto, per così dire, internazionale), e tutto questo lo ritroviamo abbastanza in Botte di Natale;

  • il fatto che ci sia fin troppo buonismo mieloso, tanto che Bud Spencer stesso in un'intervista affermò che gli sembrava un film finanziato dall'azione cattolica. Probabilmente Terence Hill come regista aveva bene in mente di fare un film mirato ad un pubblico di ragazzi, ma forse si è esagerato un po' troppo in tal senso, fra la cucciolata di bambini di Moses e altre smancerie su cui si è insistito quel tanto in più da farle risultare poco gradevoli;

  • infine, per fare un film alla Bud Spencer e Terence Hill non basta avere solo Bud Spencer e Terence Hill! Qui manca una colonna sonora adeguata, dato che qui siamo ben lontani dalle musiche di Franco Micalizzi o dei fratelli De Angelis, anzi ascontandola viene da pensare che sembra più adatta a una fiction tipo Don Matteo (e infatti poi ho scoperto che effettivamente il compositore è lo stesso); mancano delle "spalle" adeguate, come lo sono stati nei vecchi film Riccardo Pizzuti o Sal Borghese (il secondo non so, ma avevo sentito che il primo aveva rotto con la coppia alla fine degli anni ottanta a causa di una lite abbastanza definitiva).


E manca, come dicevo, una storia e una regia adeguata; ora non sappiamo come avrebbe potuto essere il film se lo avesse diretto Enzo Barboni,il regista prediletto della coppia che tra l'altro - se non ho capito male - si era proposto per dirigere questo film ma che è stato rifiutato in quanto Terence Hill voleva essere il regista; d'altra parte anche lui aveva perso un po' del suo tocco magico e lo si vede guardando Un piede in paradiso con Bud Spencer. Ma su questo è abbastanza difficile fare qualcosa di più che delle congetture.
In ogni caso, è evidente che si poteva far di meglio. Dico questo perché il film le potenzialità per riuscire bene ce le aveva: la resa visiva del film è molto bella, così come i costumi e il look dei personaggi, oltre ai posti (il vero west americano, fra Arizona e New Mexico) e Bud e Terence mostravano di essere all'epoca ancora molto in forma, per cui non mi sento di dire - come hanno detto altri - che è ridicolo vederli così vecchi fare ancora le scazzottate, anzi mi sembra che queste ultime siano una delle cose ben riuscite del film. Poi si sa, il fatto che erano dieci anni che non facevano più un film insieme fa aumentare in maniera esorbitante le attese del pubblico, che così risultano ancora più deluse. Se poi ci aggiungiamo anche il fatto che fu un flop commerciale le cose si complicano ancora di più...
Ora avete capito perché non me la sento di liquidare del tutto questo film come una cagata, nonostante in fondo le premesse per farlo ci possono essere. Comunque vabbé, è andata così; forse hanno aspettato troppo, forse non hanno fatto tutto proprio come si deve... probabilmente il film merita in ogni caso una guardata per il fatto che ci sono loro due. Poi insomma, valuterete voi se rivederlo ancora o se tornare a buttarvi sul sicuro coi vecchi film della coppia.

mercoledì 30 settembre 2009

La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza?

ProvvidenzaWestern
Italia
1972

di Giulio Petroni

Ho visto poco tempo fa questo film, incuriosito dal fatto che praticamente non trasmettono mai in tv western comici che non siano quelli di Bud Spencer e Terence Hill. E ora ho capito perchè! Probabilmente fanno abbastanza schifo, se sono tutti come questo film qua in cui Tomas Milian interpreta un cacciatore di taglie col look (di sicuro volutamente) copiato a quello di Charlot, il quale fa coppia fissa con un bandito ciccione e barbuto e ingenuo che, penso inevitabilmente, vorrebbe rimandare a Bud Spencer.
Il film consiste in una sequela di idiozie che vanno dal non far ridere all'essere proprio irritanti, specialmente quelle palesemente anacronistiche che sembrano degne di film come SPQR o A spasso nel tempo; hanno tirato dentro pure Mike Bongiorno (che interpreta un generale che si chiama Mike Goodmorning  ) che fa un quiz in prigione, ma non è certo questa comparsata che aiuta il film a tirarsi su.
Mi dispiace per Milian e il regista Petroni che hanno fatto molto di meglio nelle loro carriere western, anche insieme. Questo film è sicuramente un passo falso ma a quanto pare non è bastato perché ne hanno fatto pure un sequel (che di certo non guarderò).

mercoledì 12 agosto 2009

Twitter



Come potete vedere, ultimamente non sto molto dietro al blog; non perché non guardi più film da recensire, anzi ultimamente ne ho visto proprio parecchi, ma semplicemente non mi viene più molta voglia di scrivere. Così ho pensato: non hai tanta voglia di metterti lì a tirar fuori tutta la tua sapienza cinematografica sull'ultimo film visto in una lunga recensione delle tue? Scrivi qualcosa di più corto. E visto che non ti piace usare il blog per scrivere post di due righe, usa un servizio apposito. Così mi sono registrato su Twitter, un servizio che effettivamente fino all'altro giorno consideravo abbastanza una boiata (e sul quale tuttora ho ancora qualche perplessità), ma chi mi conosce bene sa che questo tipo di cose attrae per quanto poco la mia curiosità (vi ricordate quando quanche anno fa parlavo male dei blog? ); così mi sono iscritto, ma con riserva: infatti così come su Facebook e posti del genere nella mia pagina difficilmente trovate post del tipo "mi sono appena mangiato un gelato con la panna", "ho appena finito di fare la doccia" oppure "sono appena andato di corpo che è una meraviglia", allo stesso modo non userò Twitter per raccontare ogni minima cosa che faccio dei cavoli miei. Diciamo che lo userò con misura, tenendovi aggiornati su eventuali nuovi eventi o nuove visioni  o segnalazioni cinematografiche delle mie, un po' come qui ma col limite dei 140 caratteri a post.
Comunque non spaventatevi, magari torno a scrivere anche qui ogni tanto! Nel frattempo chi ha voglia può seguirmi anche su questa nuova piattaforma:



giovedì 16 luglio 2009

Ombre rosse

StagecoachWestern
Stati Uniti
1939

di John Ford

Come sapete ultimamente sto esplorando parecchio il western all'italiana, ma per completezza non mi risparmio neppure qualche western classico americano. A dir la verità mi son ritrovato a preferire quello italiano rispetto a quello americano, per varie ragioni che ora non sto qui a spiegare (magari ci potrei scrivere un post prossimamente), infatti ho visto anche Un dollaro d'onore di Howard Hawks ma devo dire che, pur riconoscendo l'indiscusso pregio di questo film, devo dire che personalmente non mi ha esaltato più di tanto. Al contrario invece Ombre rosse mi è piaciuto, e anche parecchio. Questo film, noto ai più probabilmente solo per la classica scena della diligenza attaccata dagli indiani e soccorsa dalla cavalleria dell'esercito, in realtà è un autentico capolavoro per tutta la sua durata: il film descrive un microcosmo di personaggi - quelli che prendono la sfortunata diligenza - molto variegato, e altrettanto ben caratterizzati: un postiglione un po' tonto, uno sceriffo federale, un dottore alcolizzato ma saggio, una prostituta, un timido commesso viaggiatore, un galante giocatore d'azzardo, un antipaticissimo uomo d'affari, la moglie di un ufficiale e per strada si aggiungerà anche Ringo, un ricercato ingiustamente accusato d'omicidio e in cerca di vendetta. Il microcosmo della diligenza in viaggio sarà il luogo in cui i personaggi intrecceranno dei rapporti fra di loro, e prevedibilmente alla fine della vicenda sarà tutto diverso rispetto a quando sono partiti. Devo dire che il lavoro fatto è ottimo, e guardando anche solo questo film di John Ford si capisce perchè questo regista è definito il patriarca del cinema western e non soltanto. Poi devo dire che mi è piaciuto parecchio anche John Wayne nei panni di Ringo: personalmente non ho mai nutrito una profonda simpatia per John Wayne, complice anche il fatto che il personaggio sosteneva ideali e movimenti politici come il maccartismo che non condivido proprio (non che questo tolga il fatto che sia stato un ottimo attore, s'intende), e non mi piaceva troppo neppure il suo personaggio che si è creato nel corso degli anni dell'uomo tutto d'un pezzo american-style; ma qui invece il giovanissimo John Wayne mi è piaciuto veramente molto, devo dire uno dei migliori personaggi cinematografici che ho visto negli ultimi tempi, un personaggio positivo veramente, di quelli che sanno valutare le persone per quel che sono e non per le etichette che a causa delle convenzioni sociali ci si ritrova addosso. E forse questo è anche uno dei messaggi del film, e per non rovinarvi la sorpresa del finale non dico altro.
Guardatevelo perché questo, oltre a un ottimo western, è anche un ottimo film; senza voler esagerare, veramente un capolavoro cinematografico.

mercoledì 3 giugno 2009

Spaghetti e sushi western (e non solo)

Continua l'abbuffata di western all'italiana, a cui mi sto con piacere sottoponendo da un po' di tempo a questa parte. In questo post faccio un piccolo resoconto di alcuni visti ultimamente, dato che se dedico una recensione approfondita a ogni western che sto vedendo in questo periodo penso che non avrei tempo per nient'altro.

    

Due signori western con Giuliano Gemma (del secondo ho già accennato qualche post fa), che in entrambi i casi interpreta un ex soldato della guerra di secessione (nel primo un sudista, nel secondo un nordista) che ha a che fare con il ritorno alla vita da civile, con tutti i problemi del caso. Il primo è quasi più simile a un western americano che a uno italiano, in quanto pur fioccando i cadaveri non sono mai più del dovuto, regalandoci comunque momenti di grande tensione come il duello finale, veramente insolito ma che non svelo così vi guardate il film e poi mi ringrazierete per avervi incoraggiato a farlo. Il secondo, chiunque lo capirebbe, riprende il ritorno in incognito di Ulisse a Itaca; infatti qui l'ex soldato, venuto a sapere che il paese d'origine è in mano a una famiglia di banditi messicani che gli hanno anche soffiato la moglie, torna travestito da peone e attua la sua paziente vendetta che culmina in un assalto finale alla fazenda degli avversari resa cinematograficamente in modo a dir poco impeccabile.

    

Questi due film invece seguono il canovaccio "un tizio mette insieme un variegato gruppo di uomini con abilità diverse per portare a termine una missione"; nel primo caso si tratta di un gruppo di condannati a morte che, in cambio della libertà, devono sabotare per conto dell'esercito nordista un fortino di confederati, mentre nel secondo caso si tratta di mettere in atto un dettagliato piano per rapinare un treno dell'esercito messicano carico d'oro. In entrambi i casi, fra i membri della banda c'è Bud Spencer, nel classico ruolo del bestione tutto muscoli e poco cervello, ma che capisce dove sta il giusto. Nel primo da segnalare come protagonista James Coburn e fra i cattivi Telly Savalas, ovvero Kojak (non so chi se lo ricorda). Anche in questo caso, li consiglio vivamente in quantosono due film molto ben costruiti, le cui trame, seppur non sempre legate cinematograficamente all'ambientazione western (assalti a fortini e a treni blindati ne abbiamo visti tanti, per esempio, anche in film sulla seconda guerra mondiale), in questi due casi ci sta alla perfezione, dato che regalano anche qualche buon spunto storico sulla guerra di secessione e la rivoluzione messicana.


Che altro dire? Se già conoscete questo film non c'è nulla da aggiungere! Altrimenti vi dico solo che è un'adattamento in salsa western de I sette samurai di Kurosawa, e si tratta di un western americano degli anni sessanta, forse fra i migliori del genere. Da segnalare Eli Wallach nel ruolo del cattivo, un po' più giovane rispetto a quando, qualche anno più tardi, sarà uno dei protagonisti dell'italiano Il buono, il brutto, il cattivo.

carambola Vi ricordate i cloni di Bud Spencer e Terence Hill, di cui abbiamo già parlato varie volte? Questo è il loro primo film. Come negli altri casi, i due qualche volta possono anche risultare simpatici ma il più delle volte i personaggi e il film non si regge in piedi in quanto non vive di vita propria, dato che il confronto con gli originali è continuo e, purtroppo, impietoso (vedetevi il gioco con il sigaro e gli schiaffi, e ditemi se non vi ricorda qualcosa). Comunque la curiosità di vederlo, pur essendo leggermente deprimente, può premiarvi.



Recentissimo film del giappo Takashi Miike, che riprendendo la trama dello straniero senza nome che arriva in una cittadina di frontiera (qui un Nevada giapponese) contesa fra due fazioni rivali, fra le quali il nostro si barcamenerà con buoni risultati per lui. Devo dire che non mi sono mai piaciute troppo le contaminazioni del genere western con altra roba, ma in questo caso ho apprezzato in quanto Miike - argutamente - non cerca di rifare un western all'italiana ma fa semplicemente un film suo ma ispirandosi e omaggiando quel genere. Qualcun potrebbe dirmi "ma come, nel post precedente critichi Tarantino perchè omaggia i film del passato che gli piacciono e lodi Miike che fa la stessa cosa", ma la differenza sta proprio nel fatto che Miike centra il bersaglio e non lascia un retrogusto amaro in bocca perchè, a differenza del suo collega, non si prende per niente sul serio, senza farsi alcun problema a tirare avanti una storia piena di cose deliranti (ho pensato a Russ Meyer) ma che proprio in quanto tali fanno reggere il film ottimamente. Ok a volte c'è qualche giapponesata di troppo ma in generale il film mi è piaciuto parecchio: il mix anche grafico fra western e oriente è ben fatto, così come gli omaggi a Corbucci e Leone: la bara con il mitragialtore Gatling (anacronistico ma, come dicevo, ci sta), la collezione di pistole con tanto di Colt Navy a cui applicare il calcio come quella del colonnello Mortimer, il duello finale in cui l'uomo con il fucile che incontra l'uomo con la pistola è sostituito con l'uomo con la katana che incontra l'uomo con la pistola. E, in entrambi i casi, sovvertendo le aspettative, il primo è l'uomo morto. Con questo duello finale, Miike chiude anche il cerchio iniziato con Per un pugno di dollari di Leone, che aveva aperto la grande stagione del western all'italiana ispirandosi proprio a La sfida del samurai di Kurosawa, che finiva esattamente in questo modo. Perciò penso che si tratti di un film abbastanza importante, che si muove fra mondi cinematografici diversi che si sono incontrati più volte e che qui ricevono il giusto riconoscimento da parte di un regista che li ama.


Visto subito dopo il film precedente, ecco una pellicola che mi ha regalato l'ennesima soddisfazione, e viste le premesse non poteva essere una delusione: il regista è Sergio Corbucci (quello di Django), i protagonisti Franco Nero in un ruolo diversissimo da Django ma che si ostina a continuare a sparare all'impazzata con la mitragliatrice e Tomas Milian, che sta diventando uno dei miei attori preferiti grazie anche a questo film, in cui interpreta un basco finito per lottare nella rivoluzione messicana e che dovrà, insieme al suo compare poco sopra descritto, intraprendere una missione di recupero i cui scopi cambieranno nel corso della stessa (ah, musiche di Morricone). Questo film è del 1970, e si sente già che l'aria sta cambiando, e che l'ironia inizia a virare verso il comico; però a differenza di film come Vado l'ammazzo e torno (altro western che ho visto ultimamente ma che non mi pare più di tanto rilevante, almeno per me) qui siamo ancora su livelli più alti, e il tema della rivoluzione non manca di mandare un messaggio ben definito. Film comunque ottimo, sotto ogni aspetto, e per questo consigliatissimo.